Tecnica della silhouette Storia dell’arte nera ...come si nasce papirografi!

...come si nasce papirografi!

RITAGLIO D'ANIMO, RITAGLIO TERAPIA... RITAGLIO POESIA

ovvero, come si nasce papirografi!

Relazione presentata in occasione del Festival Medico Rakuwakai Care System di Kyoto, Giappone, 2004.

Revisione autunno 2010.



Nota: nel testo seguente sono citati e rielaborati spunti già trattati nelle pagine di Tecnica della silhouette e Storia dell'arte nera. È stato valutato comunque utile pubblicarlo, per rendere evidente un evolversi di pensiero che ha dato forma e senso a questa raccolta di note, da un nuovo punto di vista.


Le ombre scaturite dal ri/intaglio sono state spesso, nel tempo e nel mondo, un grande rimedio per l'anima. Lo conferma, di fatto, il loro utilizzo sacro da parte dei sacerdoti giavanesi ma anche l'uso profano e privato, che, ad esempio, ne faceva il noto vagabondo svizzero, Hauswirth. Egli svolgeva lavori saltuari nelle fattorie e trovava un momento di conforto, nella sua vita solitaria, fermandosi sotto un albero o nei fienili, a ritagliare, con minuzia narrativa, pezzetti di carta.
È molto interessante questo aspetto benefico del ritaglio; mi riporta, curiosamente, all'uso dell'aglio, nella medicina popolare. È questo uno dei rimedi più diffusi e potenti per la salute. Tra le tante sue virtù, quelle per cui lo cito come papirografa, artista ritagliatrice, sono "ovviamente" le due più irreali: la capacità di mantenere lontana la follia e i vampiri!
La follia è parte di ognuno di noi, sembra che sia il nostro grado di predisposizione a gestire la realtà, nel dialogo mediatore tra il profondo e la superficie del nostro essere.
Diversamente da noi, i vampiri sono timorosi dell'aglio, figure un po' demoniache e sicuramente un po' folli, hanno la caratteristica, guarda a caso, di non proiettare l'ombra.
Riflettiamo inoltre che in alcune lingue(9) si definisce l'ombra, l'immagine, l'anima con la stessa parola.
è come dire, in sintesi, che le stesse qualità benefiche dell'aglio, in qualche modo, le possieda la nostra ombra, patrona dell'anima, come specchio delle nostre qualità fisiche e morali ...non per nulla, ai vampiri, manca questo segno - e sostegno - dell'esistenza terrena.
L'ombra è un vuoto di luce che ci rende presenti a noi stessi, come una porta attraverso lo specchio introspettivo dell'anima.
Nell'Africa equatoriale si evitava di uscire a mezzogiorno per il timore di non avere l'ombra; nella Cina antica dalla forma e dalla natura dell'ombra si poteva trarre presagi sulla salute di chi la proiettava. L'ombra di San Pietro, apostolo cristiano, era risanatrice. Mihamoto Musashi insegna il metodo di Muovere l'ombra - Kage o osayurutoiukoto e di Soffocare l'ombra - Kage o osayuruto iukoto per vincere, attraverso l'intuizione-ombra del nemico... Si potrebbe continuare cosi citando ogni fonte culturale, compresa quella più vicina all'ambiente medico, cioè la psicoanalisi Junghiana.
Queste righe sono quindi una esortazione ad aver cura dell'ombra/e che ci accompagnano, con una attenzione più profonda, come ricerca verso la poesia che è in ognuno di noi, nella nostra unicità, nella nostra vita.
Il lavoro del ritagliatore, la passione papirografa, ci aiuta a scoprirla; ogni ombra ha un soggetto che la crea.
Spesso ho potuto osservare questo svelamento nei laboratori che conduco. Risulta evidente la necessità di acquisire una consapevolezza: la gioia del neofita di scoprire una sua ombra autonoma che si racconta - la propria anima che si esprime nero su bianco. Troviamo in noi, quel potenziale poetico creativo che spesso inconsapevolmente si ignora.
Questa è la forza di un linguaggio semplice, a portata di tutti, il ritaglio, ovvero la scelta di mettersi in gioco a cavallo di un paio di forbici, senza timori di sbagliare.
L'errore è parte del percorso.
Si cavalca così l'ippogrifo dell'anima che dona, con spontaneità, frammenti di luna nera.

Alcuni anni fa, in un periodo critico della mia adolescenza, iniziai del tutto casualmente a ritagliare; è la tecnica che tuttora uso. Erano tutte silhouettes nere, rigorosamente nere, che si staccavano dal foglio, prendendo una vita propria.
Erano "ombre di idee", per dirla con Platone... Le immagini non riuscivano ad essere contenute nel foglio, braccia e gambe strabordavano nel vuoto, risultando tagliate, ma tutti gli archetipi famigliari prendevano vita, una volta per tutte, come "anime" di carta, dando autonomia, lingua e forma alla mia emotività.
Allora, il mio approccio alla creazione d'immagini e al ritaglio era talmente spontaneo e ineluttabile per cui alcune cose le sapevo ritagliare ma non disegnare, ed altre solo disegnare ma non ritagliare.
Un'amica poetessa ha commentato cosi queste riflessioni: "quando siamo alla ricerca di un equilibrio, di un'armonia, ci avviamo verso una evoluzione: è un invito alla sintesi, che ti da la vita, si elimina il non necessario, cio' che è di più".
In altre parole, la condizione di colui che ritaglia, sembra corrispondere all'essenza stessa dell'atto creativo, per cui l'opera riuscita è quella a cui nulla si può togliere, nulla si può aggiungere.
La tecnica del ritaglio è spesso testimone di questo travaglio - soprattutto se si producono silhouettes nere - : il lavoro ritagliato emerge, si produce empatia, l'oggetto creato si stacca dal fondo, dagli scarti, facendosi vibrante ed indipendente.
Sembra che fosse cosi anche per Hans Christian Andersen 1805-1875. Sappiamo della sua infanzia segnata daldolore e dal lutto, riportata nelle fiabe spesso autobiografiche, e inoltre del suo amore per il teatro d'ombra. Sembra che ancora a settant'anni, si chiudesse in camera con forbici e carta, per poi muovere le sagome nel suo teatrino.
Ma abbiamo anche la voce diretta di un altro grande dell'arte, Hanri Matisse 1869-1954 che definisce i suoi papiers decoupes come nati da un bisogno di conoscenza. Nell'intervista d'Andrè Verdet racconta cosi la sua esperienza: "Questo succedersi di voli di colombe, le tracce delle loro orbite, le curve, scivolano in me come in un grande spazio interiore. Non potete immaginare quanto, in questo periodo di papiers decoupes, la sensazione del volo che mi sprigiona dentro, mi aiuti a meglio calibrare la mano quando guida il percorso delle forbici...". Ricordiamo che Matisse era ormai da tempo malato, a volte seduto su una carrozzella, passava ore immobile a letto.
Jakob Hauswirth, di cui abbiamo già parlato all'inizio, era un naif del ritaglio. Bracciante, carbonaio, boscaiolo, si dice che per poter usare le forbici, date le sue grandi mani, si fosse fatto due anelli aggiuntivi in filo di ferro. Amava unire le carte, raccolte con piccoli scambi, per formare racconti più ampi sulla vita di montagna di cui faceva parte.

A volte succede che si manifesti un timore quasi panico nel ritagliatore alle prime armi di fronte al suo taglio d'inizio, sarà, però, proprio la stessa persona che passerà all'entusiasmo per ciò che ha scoperto di poter fare, al termine del laboratorio.
Se prendo in considerazione i limiti del lavoro che si svolge nel mio laboratorio di ritaglio, il fatto diventa ancora più curioso: si lavora, infatti, inizialmente con la sola carta nera, le forbici e un foglio bianco fa da sfondo (l'immagine risulta più visibile se nera su fondo bianco).
È interessante ricordare come secondo Walter Benjamin l'immagine acromatica, l'illustrazione in bianco e nero, introduca il bambino nel mondo del linguaggio e della scrittura. È questo che da al bambino l'opportunità di svegliarsi e non abbandonarsi ai suoi sogni, come diversamente sarebbe portato a fare con immagini a colori.
Non so se questo sia vero, ma sicuramente la realizzazione di una immagine ritagliata con queste caratteristiche, costituisce un impatto visivo molto forte. Ha connotati addirittura simili alla grafia, da cui emerge evidente la sensibilità e il carattere della persona, giovane o anziana che sia.
Nella pura luce, come nella pura ombra, c'è il vuoto, diceva Hegel, ma luce e ombra si determinano reciprocamente perdendo la loro purezza; pero', diversamente, sembra che il ritaglio, rimanendo sulla soglia di questi due opposti, conceda alla lingua emotiva di esprimersi senza perdere la sua potenza.
Il contrasto vissuto - il dialogo luce, ombra - si svolge non solo introspettivo, ma producendo immagini, crea l'opportunità di comunicare con il nostro prossimo, facilita un dono di sè che risulta benefico e liberatorio.

Relazione presentata al workshop realizzato in occasione del Festival Medico Rakuwakai Care System di Kyoto, Giappone, 2004.
Revisione, autunno 2010.



NOTE

1) Papirografia: rappresentazione artistica costituita da ritagli di carta nera applicati su fondo bianco e chiusi tra due vetri, Vocabolario della lingua italiana Zingarelli, Edizione Zanichelli 2000.
2) Breve storia dell’ombra, di Victor I. Stoichita, Edizioni Il Sagittario 2003.
3) Il teatro dell’ombra, di Attilio Mina, Cappelli Editore 1987.
4) Merletti di carta, di Hauswirth e Saugy, testi di C. Apothéloz, Franco Maria Ricci Editore 1978.
5) Il libro delle ombre, a cura di Paola Pallottino, Edizioni Longanesi 1983.
6) Festival Internazionale del Cinema d’Animazione, Chiavari 2004, dal catalogo del festival pag 54.
7) Henri Matisse, "Scritti e pensieri sull’arte", raccolti e annotati da Dominique Fourcade, traduzione di Maria Mimita Lamberti, Edizioni Abscondita 2003.
8) La storia meravigliosa di Peter Schlemihl, Adelbert von Chamisso, Edizioni Sonzogno 1974.
9) La morte, lo specchio e il doppio nella cultura Tarahumara (Messico Settentrionale), di Drusini Andrea.



ALTRI RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Giochi d’ombre, di Franco La Ferla, Elle Di Ci Editrice1991.
Silhouettes A History and Dictionary of Artists, di Mrs. E. Nevill Jackson, Dover Publication 1981.
Dizionario dei simboli, Edizioni Bur - Rizzoli 1981.
Enciclopedia dei simboli, Ed Garzanti 1995.
Il cinema di silhouette, di Pierre Jouvanceau, Edizione del Festival Internazionale del Cinema d’Animazione di Chiavari 2004
La forbice e l’angelo di Hans Christian Andersen, di Roberto Mussapi, Edizioni Cappelli 1979.
Sleeping Beauty, Illustrated by Arthur Rackam, Edizioni Dover.
Teatro e pubblico, La ricerca n.78, 79 a cura di Rosanna Ghiaroni, Loescher Editore Torino 1985.
Luce in scena - Storia, teoria e tecniche dell’illuminazione a teatro, Stefano Mazzanti, Editrice Lo Scarabeo, Bologna 2001.